Missili, esercitazioni e cordate
Com’è nata e come procede la Guerra fredda tra Obama e Putin
Con i suoi modi soft e non conflittuali, il presidente americano Barack Obama è un nuovo antiputiniano. Anzi, è il nuovo anti Putin. Altro che new deal in politica estera e peregruzka. Ricordate il bottone rosso con quella scritta russa donato a marzo dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, al ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov?

Con i suoi modi soft e non conflittuali, il presidente americano Barack Obama è un nuovo antiputiniano. Anzi, è il nuovo anti Putin. Altro che new deal in politica estera e peregruzka. Ricordate il bottone rosso con quella scritta russa donato a marzo dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, al ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov? Avrebbe dovuto essere il simbolo della nuova ripartenza nei rapporti America-Russia: scordiamoci il passato. Scordiamoci che il predecessore di Clinton, Condoleezza Rice, sei mesi fa accusava: “La posizione internazionale della Russia è al suo punto più basso dal 1991, per l’arretramento delle libertà personali, l’arbitrio legale, la corruzione pervasiva”. E che l’ex vicepresidente, Dick Cheney, chiedeva l’esclusione della Russia “non-democratica”dal G8. Riprendiamo invece i nostri rapporti da capo, su basi fresche. L’offerta americana era però cominciata subito male. Peregruzka non vuole dire “reset”, aveva notato con un ghigno il russo, vuol dire “a prezzo spropositato”. “Non ve lo lascerò fare”, aveva replicato la Clinton, pronta a riprendersi dal colpo. E’ quello che sta succedendo.
L’Amministrazione Obama ha provato lo scambio con la Russia, uno scambio geopolitico ampio su tanti terreni diversi. Non sta funzionando, il bottone rosso non fa scattare nulla. Washington aveva chiesto a Mosca cooperazione sull’Iran, per fermare il programma di armamento atomico. In cambio avrebbe abortito il progettato scudo spaziale, che i russi percepiscono come una minaccia. Per tutta risposta la Russia sta ancora trattando con Teheran la vendita di missili contraerei S-300, che renderebbero arduo qualsiasi attacco per scongiurare l’arrivo della Bomba atomica iraniana. Due settimane dopo l’incontro Clinton-Lavrov, il generale russo Nikolai Solovtsov ha annunciato che il prossimo dicembre, appena scadrà il trattato Start-1, Mosca metterà in stato di allerta permanente un centro di comando e una divisione armata con i nuovi missili intercontinentali nucleari Rs-24. Sono armi di nuova generazione, che non seguono un semplice arco balistico ma che al rientro nell’atmosfera si dividono in tante testate che hanno anche capacità di manovra: per eludere e penetrare meglio lo scudo spaziale americano.
La cooperazione non funziona perché America e Russia non hanno interessi reciproci, ma conflittuali. Sull’Iran, Mosca vuole continuare a essere il canale di intermediazione privilegiato. E Washington replica pensando a un gasdotto che, passando dal sud asiatico e anche attraverso l’Iran, taglierà fuori la Russia dal mercato energetico europeo. Sull’Afghanistan, Washington vuole battere i talebani il prima possibile e tirarsi fuori da una guerriglia infernale. Mosca, di nuovo, punta a trascinare le cose, per continuare a essere un controllore d’area importante: non è male sentire la Nato, il Patto atlantico sorto per battere il Cremlino, chiedere aiuto per far arrivare i rifornimenti in Afghanistan.
Considerato che la relazione non funziona come sperato, alla Casa Bianca riprende vigore la corrente più ostile alla Russia: il presidente Barack Obama è un ex allievo di Zbigniew Brzezinski alla Columbia University, e Brzezinski è un sopravvissuto della Guerra fredda. “Putin è come Hitler”, dichiarò l’estate scorsa durante la guerra in Georgia. La sua visione strategica, risalente alla guerra in Afghanistan, è sempre stata: isolare la Russia, combattere i suoi interessi fin nel Caucaso e nell’Asia centrale. Sembra di nuovo una strategia fresca: gli Stati Uniti hanno appena guidato una gigantesca esercitazione Nato in Georgia, sconsigliata da molti osservatori perché potrebbe essere considerata una provocazione dai russi. Francia e Germania, per prudenza, si sono sfilate. Il meeting Nato Russia del 7 maggio è saltato. Lo stesso G20 a Londra, organizzato così, con l’inclusione dei paesi emergenti, ha di fatto marginalizzato la presenza russa.
La ritrovata freddezza arriva sull’Italia. In silenzio, l’Amministrazione Obama preferisce sia Fiat a vincere la gara per Opel, asset di General Motors: non vede di buon occhio la cordata Magna, che dispone di molta liquidità ma fa capo a Sberbank, la più grande banca russa, 64 per cento in mano allo stato (e quindi a Putin). Cambia anche la nostra politica estera: il nostro tradizionale ruolo di cerniera, il Cav. con lo Stetson da cowboy e il Cav. con il colbacco in testa, non è più possibile. O da questa o da quella parte. In attesa di capire che cosa faremo, la Casa Bianca non si fa sentire.
La ritrovata freddezza arriva sull’Italia. In silenzio, l’Amministrazione Obama preferisce sia Fiat a vincere la gara per Opel, asset di General Motors: non vede di buon occhio la cordata Magna, che dispone di molta liquidità ma fa capo a Sberbank, la più grande banca russa, 64 per cento in mano allo stato (e quindi a Putin). Cambia anche la nostra politica estera: il nostro tradizionale ruolo di cerniera, il Cav. con lo Stetson da cowboy e il Cav. con il colbacco in testa, non è più possibile. O da questa o da quella parte. In attesa di capire che cosa faremo, la Casa Bianca non si fa sentire.